Venerdì scorso in aula avevo chiesto questo:
"Dopo reiterate richieste tra domade di attualità, interrogazioni, interpellanze, commissioni con udienze conoscitive, e dopo il mantra ripetuto da Assessori, revisori dei conti, dirigenti, presidenti di commissione, che il Comune di Bologna non ha derivati e non ne ha mai avuti (nonostante documenti inconfutabili dimostrassero il contrario), ieri la nota stampa dove l’ente ammette di averne contratti.
- Chiedo pertanto se il Sindaco non ritenga grave il comportamento dei soggetti coinvolti che hanno negato la verità e l’evidenza.
- Chiedo se non ritenga un similie comportamento lesivo per la reputazione dell’ente e dei suoi amministratori.
- Chiedo se non ritenga opportuno un passo indietro di suddetti soggetti a partire dalla Vicesindaco."
Oggi mi arriva la risposta scritta della Vice Sindaco (
leggi documento integrale).
Posto che io ho sempre parlato del potenziale pericoloso intrinseco negli strumenti derivati in genere, senza mai asserire se quelli che il Comune o gli enti e le società da lui partecipate hanno contratto siano quelli cosidetti "tossici" o meno, rilevo che la coda di paglia dell'amministrazione è bella corposa e si divertono a fare distinzioni semantiche che non esistono.
La risposta recita "Il Comune di Bologna non ha mai posto in essere contratti relativi a strumenti finanziari derivati". Prosegue asserendo che nella rinegoziazione di un prestito hanno incluso "l'acquisto di un CAP" "che non ha nulla a che fare con contratti relativi a strumenti finanziari derivati". Ribadendo che ci hanno pure guadagnato.
Cos'è un CAP?
Andiamo a vedere la sua
definizione nel glossario della Borsa Italiana.
Ogni altro commento è puramente superfluo.