Il 4 giugno 2013 la Giunta approva una delibera per " PARZIALE APPLICAZIONE AL BILANCIO 2013 DELL'AVANZO DI AMMINISTRAZIONE DELL'ESERCIZIO 2012 PER L'IMPORTO DI EURO 12.800.000,00" ovvero hanno bisogno di quei soldi per delle spese non preventivate.
Questa cifra sarà così ripartita:
- Interventi di manutenzione straordinaria di strade, segnaletica, edilizia, impianti, climatizzazione ambientale e verde (spese in c/capitale) euro 11.100.000,00
- passività derivanti da provvedimenti dell'autorità giudiziaria (spese correnti) euro 1.700.000,00
Preparo quindi un'interrogazione per chiedere nel dettaglio a cosa sono destinati questi importi.
Questa la risposta:
Negli ultimi anni, i comuni hanno subito drastici
tagli e hanno meno risorse per i servizi alle famiglie. A cominciare dai nidi.
Cruciali i criteri di accesso, con due i rischi: non garantire la sostenibilità
del servizio e non ottemperare alla conciliazione famiglia-lavoro e al ruolo
educativo del nido.
I MORSI DELLA CRISI
Il peggioramento delle condizioni socio-economiche delle famiglie nel nostro paese – nel 2013 quasi un quinto dei bambini vive in nuclei familiari al di sotto della soglia di povertà – ha reso l’accesso al nido ancora più indispensabile. (1) La crisi economica, dal 2008 in poi, ha infatti esacerbato le difficoltà delle famiglie, aggravandone i problemi strutturali sia in termini di reddito ottenuto che di opportunità di impiego e di risparmi.
Nel biennio 2008-2010 l’occupazione femminile è diminuita, mentre è cresciuta l’occupazione non qualificata rispetto a quella qualificata. Nel secondo biennio della crisi, quello tra il 2011 e il 2012, l’occupazione femminile è tuttavia aumentata anche in risposta alla forte diminuzione della partecipazione maschile e alla riduzione dei risparmi familiari. Dai dati più recenti emerge che sono le donne nelle famiglie a più basso reddito e istruzione nelle Regioni del Sud ad aumentare la partecipazione al mercato del lavoro nonostante le peggiori condizioni dei servizi offerti. (2)
L’aumento dell’importanza dei servizi dell’infanzia in contesto di crisi economica, non è stato sufficiente a impedire che le entrate dei comuni subissero una drastica diminuzione a causa dei tagli e della riduzione dei fondi regionali distribuiti tramite le province.
Sono in diminuzione anche le entrate derivanti dalle rette delle famiglie, come conseguenza della riduzione delle rette medie e di una maggiore concentrazione di utenti nelle fasce Isee più basse.
I MORSI DELLA CRISI
Il peggioramento delle condizioni socio-economiche delle famiglie nel nostro paese – nel 2013 quasi un quinto dei bambini vive in nuclei familiari al di sotto della soglia di povertà – ha reso l’accesso al nido ancora più indispensabile. (1) La crisi economica, dal 2008 in poi, ha infatti esacerbato le difficoltà delle famiglie, aggravandone i problemi strutturali sia in termini di reddito ottenuto che di opportunità di impiego e di risparmi.
Nel biennio 2008-2010 l’occupazione femminile è diminuita, mentre è cresciuta l’occupazione non qualificata rispetto a quella qualificata. Nel secondo biennio della crisi, quello tra il 2011 e il 2012, l’occupazione femminile è tuttavia aumentata anche in risposta alla forte diminuzione della partecipazione maschile e alla riduzione dei risparmi familiari. Dai dati più recenti emerge che sono le donne nelle famiglie a più basso reddito e istruzione nelle Regioni del Sud ad aumentare la partecipazione al mercato del lavoro nonostante le peggiori condizioni dei servizi offerti. (2)
L’aumento dell’importanza dei servizi dell’infanzia in contesto di crisi economica, non è stato sufficiente a impedire che le entrate dei comuni subissero una drastica diminuzione a causa dei tagli e della riduzione dei fondi regionali distribuiti tramite le province.
Sono in diminuzione anche le entrate derivanti dalle rette delle famiglie, come conseguenza della riduzione delle rette medie e di una maggiore concentrazione di utenti nelle fasce Isee più basse.